Tutti gli articoli di admin-luca

La Tomba del Fornaio, a Roma, Porta Maggiore – alcuni ricordi

Ho comprato dei biscotti tipo ‘Gentilini’ al supermercato, li comprava spesso mia nonna materna e forse anche quella paterna; sono biscotti della vecchia generazione, piuttosto duri, che fanno a Roma e che i romani comprano spesso. Sono di forma allungata con angoli smussati, tondeggianti e con un caratteristico sapore, penso sia di latte.

Quando li mangio mi ricordo una poesia di Trilussa che recitava ogni tanto mio padre, quando era particolarmente di buon umore e che faceva più, o meno così: “Mi ricordo spesso di quel droghiere che mescolava lo zucchero col gesso”. 🙂

Il tutto tenendo conto che mio nonno aveva avuto una panetteria a Roma, più o meno dal 1922 al 1972, ma vendeva anche granelle alimentari, biscotti, ecc.

Ricordo bene il negozio di mio nonno: era una classica bottega old-timer, con soffitto molto alto e un grosso bancone rialzato su un’alta pedana e con dietro e lungo tutte le pareti degli scaffali, penso di noce, scuri (di bella fattura), come una grossa libreria in massello.

Quando lo andavo a trovare con mio padre, mi portavo via spesso dei pacchi di biscotti ‘classici’, con confezioni tipo anni ’40’ di marche che non so se esistano tutte ancora. Li teneva esposti sullo scaffale di sinistra, in alto, entrando nella sua “bottega”, così la chiamava: come entravo nel negozio puntavo i biscotti.

La confezione di biscotti più classica erano i Maggiora che avevano una carta semi-stagnola (o con i margini di quel colore) e per il resto era rosso scura lucida. Poi c’erano i Colussi tipo i ‘Bucaneve”, ma più grossi.

Dentro le confezioni di una marca, se non ricordo male proprio i biscotti Maggiora, c’erano in omaggio delle bustine trasparenti di francobolli da collezione stranieri.

Erano biscotti classici, grossi e friabili, buoni a secco, ma nel latte si spugnano e quello era l’uso che allora facevo dei biscotti.

Dietro al bancone della drogheria c’erano due grossi contenitori per il pane e, sulla destra, vicino alla parete, c’era un varco che dava sul retrobottega, in cui si entrava scendendo un gradino dalla pedana del negozio.

Nel retrobottega, c’era sulla sinistra un lavandino e poi una stanza arredata in modo essenziale ed illuminata artificialmente; lì mio nonno, che allora aveva circa 80 anni, si riposava tra piccole comodità e la frescura che giungeva da un grosso portone che dava sul cortile del palazzo retrostante.

Negli anni “30 una panetteria era, un’attività che, quando ben gestita, poteva essere redditizia, almeno per chi era nato in una famiglia di agricoltori; mia nonna paterna era invece nata a Roma da una famiglia benestante di origine umbra.

Mio nonno lavorò fin da quando da bambino, finita la 5a elementare aveva raggiunto, dalle Marche, il padre che lavorava da tempo a Roma, quindi probabilmente a fine “800. Il padre, come molti marchigiani faceva il pane; ma è morto relativamente giovane.

Poi egli prese a fare l’importatore di cereali (dalla Turchia; così mi raccontava mia nonna) e si era così comprato una Balilla usata, che negli anni ’30 teneva appunto nell’ampio retro-bottega del suo negozio; probabilmente in tempo di guerra, essendo rimasto a Roma a lavorare, mentre la sua famiglia si era rifugiata nelle Marche, andava a lavoro in macchina: quindi quello che io vedevo come un luogo di riposo dal lavoro di un anziano panettiere era stato a lungo il box della sua elegante autovettura.

Nel centro del negozio ricordo grossi sacchi di corda scuri pieni di legumi e di riso fino in cima e dentro la classica paletta metallica concava.

Mio nonno era orgoglioso del suo lavoro e, un giorno, quando era ormai in pensione, essendo io il suo nipote più grande, mi diede un appuntamento, a cui è legato l’ultimo suo ricordo che ho (dato che mi ero trasferito a Milano e mi trovavo a Roma in vacanza) e cioè il risentimento al ritorno da una delle sue passeggiate mattutine: avevo mancato ad un appuntamento, che mi aveva dato; poi seppi che avrebbe voluto mostrarmi la “Tomba del Fornaio”; ma sebbene sollecitato da mia zia (che mi avrebbe accompagnato) ero rimasto a casa https://it.wikipedia.org/wiki/Sepolcro_di_Eurisace .

Avevo agganciato questo ricordo a Porta Pia, mentre leggo ora, da Wikipedia, che la Tomba del Fornaio si trova a Porta Maggiore. E’ un luogo particolare, noto a pochi romani e forse il simbolo di una professione, quella di mio nonno e di molti marchigiani emigrati a Roma.

Scrivendo e parlando è finito il pacco di biscotti Oswego da 250 grammi e quindi smetto anche di scrivere.

Per chi era vissuto a Roma negli anni ’20 del 900: la lettura delle poesie di Trilussa e Gioacchino Belli, le comiche di Ridolini, i locali di varietà e poi le comiche di Charlot e di Stanlio e Olio erano stati gli intrattenimenti serali più comuni.

Mio padre conosceva molte poesie di Trilussa che, nel tempo libero, leggeva da un libro che aveva nella sua libreria e che anch’io spesso leggevo con lui ridendo: vi erano descritte le storie di questi personaggi della Roma di primi ‘900, ritratti da Trilussa (Carlo Alberto Salustri) in modo ironico e sagace.

Fiastreggiando

Spesso cercando Fiastra tramite il motore di ricerca “Google” emergono risultati che creano confusione (a volte apparentemente cercata da alcuni siti) tra Fiastra, fiume Fiastrone, fiume Fiastra e Abbadia di Fiastra.

Non tutti questi nomi hanno davvero a che fare tra loro, nella loro “vita di tutti i giorni” sebbene, a cercarla, si può forse trovare una possibile etimologia comune.

Iniziamo con Fiastra, che è una ridente località appenninica, in prossimità della quale è posto un lago artificiale dell’ENEL, iniziato nel 1949 e completato nel 1954. Fiastra è di base la frazione capoluogo, dove hanno sede gli uffici comunali, mentre il lago è posto a S.Lorenzo al Lago (un tempo S.Lorenzo al Fiume, il fiume è il Fiastrone, che alimenta il lago).

Altre frazioni del comune di Fiastra, poste in prossimità del lago, sono Acquacanina (ex-comune indipendente), Podalla e Fiegni, un’altra grossa frazione, posta all’estremità opposta del lago, in prossimità della diga e composta da una serie di piccole frazioni, che però non costituiscono alcun comune autonomo.

Il Lago di Fiastra, volendo, potrebbe anche essere denominato Lago di Fiegni, dato che questa frazione si trova in posizione analoga a quella che ha Polverina (centro ben più piccolo) rispetto al lago omonimo, posto nella Val di Chienti: il Lago di Polverina.

Ma essendo il toponimo Fiastra un nome ormai usato da decenni, per indicare la zona in cui sono poste varie diverse frazioni, poste intorno a tale lago, quando si parla di lago di Fiastra non si pensa alla sede comunale, ma ad un più esteso territorio, che è stato turistico fino dall’epoca del boom economico degli anni “60, quando molte famiglie un tempo agricole, trasferitesi a Roma, tornavano nei luoghi d’origine, trovando quella che è ormai divenuta una località classica di villeggiatura, come lo è stata anche Camerino negli anni “60, non semplicemente un luogo di attrazione turistica, ma un riferimento per un turismo proveniente da circostanti località di collina/campagna e quindi sia rurale che urbano: era comodo avere a disposizione a Fiastra un intrattenimento balneare, un variante sul tema di una vacanza rurale, o semplicemente un pò di refrigerio in giornate estive molto calde.

Una delle opzioni più comode e praticate era quella di prendere i pullman blu della Contram, in cui l’autista coi baffi, a volte, alzava il volume della radio e, così, giungere al lago, ascoltando musica pop italiana (Venditti, Tozzi, De Gregori) tra contadini e anziane vestite di nero, di ritorno dal mercato infrasettimanale di Camerino. Dal finestrino semi-aperto fluiva aria fresca e tutt’intorno una campagna, un paesaggio rurale agrario tradizionale,  ancora quasi intatto e vivo. Scampoli di una vacanza diversa, mai ripetitivamente quotidiana, ma sempre a portata di mano.

I ridotti spazi a disposizione nella spiaggia di Fiastra, consentivano una vacanza riposante, accessibile a chiunque, ma per certi versi esclusiva, almeno per chi preferiva le giornate infrasettimanali. Era una vacanza molto distante dal pendolarismo turistico delle spiagge di tante riviere italiane.

Proseguendo dopo il lago di Fiastra, il Fiastrone, scende a valle (la Val di Chienti) finisce, nel fiume Chienti e tutto finisce lì: il Fiastrone è un fiume colmo d’acqua che alimentando il lago di Fiastra rende ridente, d’estate, tale località di villeggiatura. Niente di più.

Per chi raggiunga il Lago di Fiastra dall’Adriatico, l’Abbadia di Fiastra potrebbe quindi rivelarsi, tra andata, presa di coscienza e ritorno, un ritardo circa 1 ora e mezza sul tragitto, in una calda domenica d’estate. L’Abbadia di Fiastra e il fiume Fiastra sono altrove, tra Macerata e Tolentino, neanche tanto di strada!

Ma  alcuni cartelli turistici potrebbero trarre in inganno e ci si potrebbe ritrovare in un’antica abbazia, bella certamente, ma come ce ne sono tante in Italia centrale. Un antico villaggio monastico con bar, erborista e agenzia viaggi e, lì, voi in fila con abbronzati giovani e meno, che in pantaloncini, reclamano d’essere membri (improbabili) di un antico viaggio diretto a Loreto; in cerca di redenzione? Più probabilmente cercano un intrattenimento diverso, all’apparenza popular, ma più probabilmente radical-chic,  un misto di trash e pellegrinaggio al Divino Amore.

Dalla campagna uno strano odore di erba secca bagnata, vi dice che siete finiti al posto sbagliato. Un acquazzone estivo ha bagnato il parco di “Fiastra”, retrostante l’Abbazia, ma del lago nessuna traccia!

Il PRG di Fiastra nell’area di Polverina/Camponello: zone di valore storico

Riproponendo le cartografie catastali storiche già pubblicate in altre pagine di questo sito riporto di seguito e a confronto le cartografie del Piano regolatore di Fiastra con l’indicazione delle aree lì considerate di valore storico, che si volevano in tale contesto valorizzare

Mappa topografica del Catasto Salimbeni n. 5 (1774) - Colpolina. Pubblicata su concessione dell'Archivio di Stato di Macerata (ASMC), sezione di Camerino - Ministero della Cultura - Diritti Riservati
Mappa topografica del Catasto Salimbeni n. 5 (1774) – Colpolina: a sinistra Camponello, a destra Polverina; il margine destro della mappa rappresenta la zona a ridosso del ponte di Polverina. Immagine pubblicata su concessione dell’Archivio di Stato di Macerata (ASMC), sezione di Camerino – Ministero della Cultura – Diritti Riservati
Camponello (sulla destra della mappa) e il suo circondario, come visibili nella cartografia del Catasto Gregoriano (1830 circa); per ben capire si segnala che questa mappa è qui orientata verso nord; quella precedente era orientata verso sud – Mappa topografica c.88/1. Pubblicata su concessione dell’Archivio di Stato di Macerata (ASMC), Ministero della Cultura – Diritti Riservati
Ortofoto del 1978 della stessa area di Polverina - Camponello, estratta dal Geoportale della Regione Marche (“ortofoto copyright AGEA - licenza d'uso concessa a Regione Marche”)
Ortofoto del 1978 della stessa area di Polverina – Camponello, estratta dal Geoportale della Regione Marche (“ortofoto copyright AGEA – licenza d’uso concessa a Regione Marche”)
Ortofoto del 1988 della stessa area di Polverina - Camponello, estratta dal Geoportale della Regione Marche (“ortofoto copyright AGEA - licenza d'uso concessa a Regione Marche”)
Ortofoto del 1988 della stessa area di Polverina – Camponello, estratta dal Geoportale della Regione Marche (“ortofoto copyright AGEA – licenza d’uso concessa a Regione Marche”)
Polverina e la chiesa di Polverina, come visibili nella cartografia del Catasto Gregoriano (1830 circa) – Mappa topografica c.88/1. Pubblicata su concessione dell’Archivio di Stato di Macerata (ASMC) – Ministero della Cultura – Diritti Riservati
Il frontespizio della mappa del PRG qui riportata - dettaglio autori
Il frontespizio della mappa del PRG qui riportata – dettaglio autori
Prima parte della nota riportante l'interpretazione dei tematismi, riferiti al valore storico delle aree, inseriti nella cartigrafia del PRG di Fiastra (2004)
Prima parte della nota riportante l’interpretazione dei tematismi, riferiti al valore storico delle aree, inseriti nella cartigrafia del PRG di Fiastra (2004)
Seconda parte della nota riportante l'interpretazione dei tematismi, riferiti al valore storico delle aree, inseriti nella cartigrafia del PRG di Fiastra (2004)
Seconda parte della nota riportante l’interpretazione dei tematismi, riferiti al valore storico delle aree, inseriti nella cartigrafia del PRG di Fiastra (2004)
Le aree di valore storico della frazione di Polverina (in ato a sinistra) e dell'adiacente località Camponello (in alto a destra) indicate nella locale mappa del PRG di Fiastra del 2004, approvato a luglio 2007. In alto: in alto a sinistra Polverina, a destra Camponello
Le aree di valore storico della frazione di Polverina (in ato a sinistra) e dell’adiacente località Camponello (in alto a destra) indicate nella locale mappa del PRG di Fiastra del 2004, approvato a luglio 2007. In alto: in alto a sinistra Polverina, a destra Camponello
Cartografia igm-storica-1955 della Frazione di Polverina (a sinistra) e relativa località di Camponello (a destra) - Comune di Fiastra- “Cartografia copyright IGMI - licenza d'uso concessa a Regione Marche”
Cartografia igm-storica-1955 della Frazione di Polverina (a sinistra) e relativa località di Camponello (a destra) – Comune di Fiastra- “Cartografia copyright IGMI – licenza d’uso concessa a Regione Marche”
Mappa del progetto definitivo del PRG, della zona nel comune di Fiastra della Frazione di Polverina, in adeguamento al Piano paesaggistico delle Marche (PPAR; 1989), relativamente al valore storico delle aree
Mappa del progetto definitivo del PRG, della zona nel comune di Fiastra della Frazione di Polverina, in adeguamento al Piano paesaggistico delle Marche (PPAR; 1989), relativamente al valore storico delle aree
Beni paesaggistici della regione marche - ppar, 1985 - Galassini, 1985
Beni paesaggistici della regione marche – ppar, 1985 – Galassini, 1985 (Font: Geoportale della Regione Marche)
Sguardo sull’ansa fluviale di Camponello, riempita nel 2011-12, con detriti degli scavi della superstrada (1987)
Sguardo sull’ansa fluviale di Camponello, riempita nel 2011-12, con detriti degli scavi della superstrada (foto del 1987)
La vegetazione sviluppatasi al margine dell'avvalamento (foto del maggio 2011) aveva ricreato l'antico ambiente del Saltus (Camponello era anche denominata catastalmente come "Pian di Salto"). Il Salto è quell'ambiente a margine del bosco dove scendendo verso una sponda il bosco diviene pascolo
La vegetazione sviluppatasi al margine dell’avvalamento (foto del maggio 2011) aveva ricreato l’antico ambiente del Saltus (Camponello era anche denominata catastalmente come “Pian di Salto”). Il Salto è quell’ambiente a margine del bosco dove scendendo verso una sponda il bosco diviene pascolo
Pecore al pascolo al margine dell'ansa fluviale, allora esistente tra Polverina e Camponello (foto del luglio 2007)
Pecore al pascolo al margine dell’ansa fluviale, allora esistente tra Polverina e Camponello (foto del luglio 2007)

 

Foto estratta da Google Street-view, nel 2011
Foto estratta da Google Street-view, nel 2011: visuale su Camponello dalla strada provinciale n.58 “Lago di Fiastra”
Foto estratta da Google Street-view, antecedente al 2022
Foto, antecedente al 2022, estratta da Google Street-view, nel 2011: visuale su Camponello dalla strada provinciale n.58 “Lago di Fiastra”
Foto di Camponello nel 2008
Foto di Camponello nel 2008
Ortofoto del 2013 estratta dal Geoportale della Regione Marche, relativa alla stessa area di Polverina - Camponello, In un'ansa fluviale in prossimità del fiume Chienti è ben visibile il deposito di detriti effettuato tra l'autunno 2011 e l'estate 2012. Essa fu completamente riempita con materiale di scavo delle gallerie della superstrada Val-di-Chienti.  Il profilo della collina in direzione di Camponello risultò modificato e la casa bianca, prima visibile in cima alla collina, percorrendo il sentiero lungo il fiume Chienti, non lo risultava più. Era quindi perso il valore paesaggistico del sentiero (a destinazione d'uso privata) che unisce Camponello a Polverina (“ortofoto copyright AGEA - licenza d'uso concessa a Regione Marche”).
Ortofoto del 2013 estratta dal Geoportale della Regione Marche, relativa alla stessa area di Polverina – Camponello, In un’ansa fluviale in prossimità del fiume Chienti è ben visibile il deposito di detriti effettuato tra l’autunno 2011 e l’estate 2012. Essa fu completamente riempita con materiale di scavo delle gallerie della superstrada Val-di-Chienti.

Il profilo della collina in direzione di Camponello risultò modificato e la casa bianca, prima visibile in cima alla collina, percorrendo il sentiero lungo il fiume Chienti, non lo risultava più. Era quindi perso il valore paesaggistico del sentiero (a destinazione d’uso privata) che unisce Camponello a Polverina.

Ortofoto del 2013 estratta dal Geoportale della Regione Marche, relativa alla stessa area di Polverina - Camponello, In un'ansa fluviale in prossimità del fiume Chienti è ben visibile il deposito di detriti effettuato tra l'autunno 2011 e l'estate 2012. Essa fu completamente riempita con materiale di scavo delle gallerie della superstrada Val-di-Chienti.  In qesta foto si visualizza anche il layer del vincolo pesaggistico, tratteggiato in verde obbliquo ed il layer della carta tecnica regionale (CTR) , che mostra le differenti pendenze del luogo di discarica, del margine della strada provinciale n.58 (inferiormente) e della località di Camponello a destra. Inoltre si evidenzia un tracciato errato dell'acquedotto del Nera, visibile superiormente, ma che invece passa inferiormente di traverso alla strada provinciale n.58. Disclaimer relativo al copyright di AGEA: “ortofoto copyright AGEA - licenza d'uso concessa a Regione Marche”).
Ortofoto del 2013 estratta dal Geoportale della Regione Marche, relativa alla stessa area di Polverina – Camponello, In un’ansa fluviale in prossimità del fiume Chienti è ben visibile il deposito di detriti effettuato tra l’autunno 2011 e l’estate 2012. Essa fu completamente riempita con materiale di scavo delle gallerie della superstrada Val-di-Chienti.  In qesta foto si visualizza anche il layer del vincolo pesaggistico, tratteggiato in verde obbliquo ed il layer della carta tecnica regionale (CTR) , che mostra le differenti pendenze del luogo di discarica, del margine della strada provinciale n.58 (inferiormente) e della località di Camponello a destra. Inoltre si evidenzia un tracciato errato dell’acquedotto del Nera, visibile superiormente, ma che invece passa inferiormente di traverso alla strada provinciale n.58. Disclaimer relativo al copyright di AGEA: “ortofoto copyright AGEA – licenza d’uso concessa a Regione Marche”).

La discarica effettuata nelle adiacenze del fiume Chienti, chiudendo un estesa ansa fluviale con detriti della superstrada, fu effettuata inizialmente scavando una fossa molto più profonda dello stesso avvallamento, nella quale lentamente scendevano i camion. Nell'immagine qui riportata, risalente all'estate 2012, il riempimento era stato, ormai, quasi completato, essendo iniziato a settembre 2011.

In questa carta oltre al tratteggio obbliquo delle aree con vincolo paesaggistico in funzione del Piano paesaggistico (PPAR; 1989), sono segnalate in verde scuro le aree protette (essendo parte del Parco dei sibillini), che quindi circonda l'area di Camponello (che fino al 2001 vi era inclusa)
In questa carta tematica del Piano regolatore del 2004 (approvato nel 2007) oltre al tratteggio obbliquo delle aree con vincolo paesaggistico in funzione del Piano paesaggistico (PPAR; 1989), notiamo che sono segnalate in verde scuro le aree protette (essendo parte del Parco dei Sibillini), che quindi circonda l’area di Camponello (che fino al 2001 era inclusa nel Parco e che, dal 2022, è interessata anche dallo scarico di detriti di demolizioni ed altri inerti).
Ortofoto del 1922 della stessa area di Polverina - Camponello, estratta dal Geoportale della Regione Marche. Ben visibile il deposito di detriti nell'area industriale nelle adiacenze di Polverina (“Ortofoto copyright AGEA - licenza d'uso concessa a Regione Marche”)
Ortofoto del 2022 della stessa area di Polverina – Camponello, estratta dal Geoportale della Regione Marche. Ben visibile, al margine della strada provinciale n.58 “Lago di Fiastra”,                              il deposito di detriti, iniziato a gennaio 2022, nell’area industriale nelle adiacenze di Polverina (“Ortofoto copyright AGEA – licenza d’uso concessa a Regione Marche”)

A seguire alcune foto del deposito di detriti di case terremotate demolite realizzato a monte (verso sud) della discarica del 2012 (di detriti della superstrada). Entrambe le opere furono effettuate dalla stessa impresa edile, che nel frattempo ha acquistato parte dell’area su cui era intervenuta nel 2012. Per chiarezza sulle dimensioni dei successivi interventi si riportano di seguito gruppi di inquadrature, in successione temporale, nelle stesse direzioni e subito qui di seguito un’inquadratura del 2012, l’antica chiesa di San Giovanni e relativo convento. In quel punto, che risulta di giunzione tra le due diverse ‘discariche’ dove c’era l’ansa fuviale c’era una pianura su cui dal 2022 è stata creata una collina (una platea di detriti) che in parte simula l’avvallamento preesistente guardando verso monte, ma che ulteriormente occlude la visuale verso la suddetta chiesa/convento, posta sulla collina retrostante nel comune di Valfornace.

 

Come si può ora percepire l’antico villaggio di Camponello, che un tempo era in cima ad una collina, vicino Polverina si trova ora all’interno di una valle di detriti, che nascondendone completamente la vista abilita ulteriori sfregi al paesaggio circostante.

LFF

Lettere da Camponello durante la Seconda Guerra Mondiale

Pubblico di seguito alcune porzioni di lettere che mia nonna spedì tra l’aprile 1943 e il dicembre 1944, periodo durante il quale era sfollata con i figli a Polverina, da Roma, a causa di situazioni di pericolo maggiori, dovuto ai bombardamenti, che distrussero interi quartieri.

La vita nella casa di Camponello viene descritta come molto tranquilla, ma piena di incertezze dovute alla situazione di disagio di un’abitazione in cui la famiglia di mio nonno, di origine agricola, era vissuta fino a circa il 1920, lasciandovi poi solo l’anziana madre, che poi, anch’essa, si era trasferita a Roma, dove morì nel 1933.

Ma la casa continuò ad essere utilizzata per la villeggiatura, fin quando, al verificarsi della guerra la famiglia di mio nonno e di suo fratello minore decisero di sfollare in campagna nelle Marche, durante il periodo più critico per gli abitanti di Roma.

La vita in campagna durante un anno, in un ambiente più umido che in città era possibile grazie a parenti ed amici, che fornirono molto aiuto, in uno scambio reciproco, che emerge dai racconti di mia nonna, che nelle sue lettere chiedeva al marito di farle avere il sostegno economico, le provviste e altri oggetti reperibili solo a Roma, a volte anche piccoli regali, per  una famiglia che era estesa a sorelle e zii di mio nonno, a cui erano molto legati e con cui c’era un continuo rapporto. Una serie di parenti e amici si prestavano a trasportare piccoli oggetti e lettere e, in tal modo, consentirono di mantenere un contatto, in un’epoca in cui il telefono non era così diffuso come attualmente.

Rimosse le parti più personali di tali comunicazioni, riporto di seguito  alcune frazioni di due lettere che mia nonna scrisse a mio nonno, la prima, a gennaio 1944 quando si trovava per un periodo a Camerino, dopo una mattinata in cui era andata a portare un mio zio dal medico e stava poi per andare a farsi vedere da un dentista; ma ci fu un evento imprevisto, quello che inizialmente sembrava un bombardamento. I dettagli sono nella lettera qui sotto riprodotta:

Una seconda lettera fa invece riferimento a una fase successiva, probabilmente più critica, a giugno 1944, quando la guerra giunse anche da terra, nell’alto maceratese, con passaggio di truppe tedesche in fuga, scontri con i partigiani (indicati come fuggiaschi) e bombardamenti aerei inglesi.

In quella fase un gruppo di carri armati tedeschi si era riparato a poche decine di metri dalle abitazioni di Camponello in un’ansa fluviale parzialmente affossata e nascosta dalla vegetazione, finchè non furono scorti una notte da un’aereo inglese che iniziò a bersagliarli. In quei giorni le famiglie polverinesi scapparono sulle colline e montagne, mentre la posizione defilata di Camponello sembrava di aiuto, in realtà anche i miei familiari sfollarono poi anch’essi verso abitazioni di parenti sulla montagna e mia nonna rimase lì con i figli più grandicelli.

A fine mese mia nonna scrisse a mio nonno una lunga lettera, in cui riassumeva gli eventi di quel mese e che fu possibile recapitare a fine mese al riaprirsi delle vie di comunicazione verso Roma, che da quella zona erano ordinariamente tramite il valico di Colfiorito, o la Valnerina.

Riporto di seguito l’interessante racconto della situazione a Polverina a fine giugno 1944, che, in questo caso, molto assomiglia, per chiarezza e completezza, al bollettino di guerra di un giornale.

Ancora negli anni ’70-’80 le telefonate dei villeggianti avvenivano facendo la fila, la sera, al bar-alimentari di Polverina, poi divenuto ristorante, dal Cavaliere. Oppure da Lisà (diminutivo di Alessandro), dove spesso trovavo gli agricoltori della zona giocare a carte. Anche quello era un modo e un’occasione di mantenere un contatto con la popolazione locale, allora prevalentemente agricola.

Al bar la sera, in attesa di telefonare si conoscevano tante persone: su tutti ricordo, in questo momento, il cantoniere, un signore semplice e distinto, dall’aspetto un pò tedesco, sempre solo al tavolo la sera e un anziano professore che cenava al bar; poi anche tante persone, del luogo, che conoscevo maggiormente.

LFF

 

Cartografie ufficiali del territorio altomaceratese

Si riportano di seguito Cartografie tematiche del territorio Alto-maceratese, relative a pianificazioni, sensibilità del territorio e relative aree tutelate:

>>Segnalazioni

 

L’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC) – Piano di assetto idrogeologico (PAI)

Elenco dei comuni con aree sottoposte a vincolo idrogeologico di cui al R.D. 3267/1923 e di seguito colegamento alla pagina del sito internet dell’ente Regione Marche, in cui sono riportate le mappe delle aree di ciascun comune sottoposte a vincolo idrogeologico. Fonte: Sito internet dell’ente Regione Marche. Pubblicazione 27/09/2022.

Geoportale nazionale del Ministero dell’Ambiente, con possibilità di selezionare vari tematismi, o layers: Habitat a rischio, incendi, uso del suolo, vegetazione, carta ecopedologica, carta fitoclimatica, carta geolitologia, carta geologica, carta delle frane, censimento della popolazione, censimento delle industrie, pericolosità sismica, idrogeologica, ecc.

Cartografie della classificazione sismica dei comuni. Fonte: Sito internet dell’ente Regione Marche. Pubblicazione 27/09/2022.

WebGis della Carta tecnica regionale delle Marche (clickare la lente, a destra e inserire la località da cercare).

WebGis dei Beni paesaggistici della Regione Marche (inserire nella taschina di ricerca la località da cercare).

WebGis degli ambiti amministrativi (mappe comunali e realtivi confini).

WebGis dell’Inventario dei Fenomeni franosi, in Italia (clickare la lente, a destra e inserire la località da cercare).

WebGis dei siti valanghivi (valanghe) e pericolosi, in presenza di nevicate (clickare la lente, a destra e inserire la località da cercare).

Portale cartografico del Parco dei Sibillini, con possibilità di selezionare vari tematismi, o layers differenti: percorsi, geologia, idrogeologia, pedologia, erosione, gestione delle acque, vegetazione reale e potenziale, usodel suolo, zone per campeggio/bivacco.

– Rete Natura 2000 delle Marche: I siti posti nel terriotrio del comune di fiastra sono 3: IT5330002 (= ‘Val di fibbia Valle dell’Acquasanta‘); IT5330017 (=’Gola del Fiastrone’); IT5330029 (=’Dalla gola del Fiastrone al Monte Vettore’). Conoscendone ora i codici d’identificazione è possibile identificarli, per visionarli nelle cartigrafie sotto-riportate:

a) Rete ‘Natura 2000 delle Marche’: Zone di Protezione Speciale (ZPS)

b) Rete ‘Natura 2000 delle Marche’: Zone Speciali di Conservazione (ZSC) – Siti d’Importanza Comunitaria (SIC)

– Ambito territoriale di Caccia MC2 – Val di Chienti:  Cartografie SIC e ZPS con prescrizioni calendario venatorio 2020-2021

– Ambito territoriale di Caccia MC2 – Val di Chienti: Cartografia delle zone di ripopolamento e cattura (Delibera di Giunta Provinciale n.215/2014).

– Ambito territoriale di Caccia MC2 – Val di Chienti:  Aree di Rispetto Venatorio.

– ARPA_Marche: Carta delle acque sotterranee delle Marche (file ‘.pdf’)

 

Pianificazione territoriale di Valfornace

Alcuni documenti di pianificazione del territorio del comune di Valfornace:

 

Piano regolatore del territorio del Comune di Valfornace. Data di pubblicazione: 13/06/2022.

Pianificazione acustica del territorio del Comune di Valfornace. Data di pubblicazione: 15/02/2023.

Variante pariziale al Programma di Fabbricazione dell’ex-comune di Fiordimonte e al Piano regolatore del territorio del Comune di Valfornace. Data di pubblicazione: 16/06/2022.

Variante parziale al Piano regolatore dell’ex-comune di Pievebovigliana e al Piano regolatore del territorio del Comune di Valfornace. Data di pubblicazione: 16/06/2022.

Linee Guida per la Ricostruzione approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. 8 del 13-03-2021. Data di pubblicazione: 21/04/2021.

Variante alle norme tecniche attuative (NTA) dell’ex-Comune di Pivebovigliana – settembre 2020. Data di pubblicazione: 10/12/2020.

– Individuazione delle aree non metanizzate del comune di Valfornace ai fini della riduzione del prezzo del gasolio e del GPL. Data di pubblicazione: 12/6/2020.

Piano particolareggiato e di recupero ex-Comune di Pievebovigliana. Data di pubblicazione: 12/09/2019.

Schede manufatti extra-urbani Municipalità di Pievebovigliana. Data di pubblicazione: 17/10/2018.

 

 

Agricoltura – News AltoMaceratese

Di seguito sono riportate alcune news per ‘veri’ agricoltori e allevatori delle zone collinari appenniniche della provincia di Macerata, più eventuali convegni tecnici online gratuiti. >>Segnalazione News.

 

Articolo pubblicato dallla pagina Facebook di Fiegni (MC): ‘La Voce del Beato Ugolino‘ sul Gruppo di Acquisto solidale (GAS) di Camerino.

Annuncio del Commissario per il Sisma Guido Castelli alla Fiera Tipicità di Fermo: ‘Gli allevatori terremotati potranno tenere le stalle provvisorie per aumentare la produzione’. Notizia riportata dal quotidiano online locale ‘VivereCamerino‘, l’11 marzo 2023.

– Un progetto dell’Università di Camerino punto all’utilizzo alimentare delle ghiande di roverella (Quercus pubescens). Attraverso tale progetto si può arrivare anche a una maggiore tutela di questo albero, tipico del paesaggio rurale marchigiano. L’articolo che ne tratta è stato pubblicato, il 4/3/2023, da VivereCamerino .

– Documento di 13 pagine sugli Ecoschemi della nuova PAC, pubblicato dalla Rete Rurale Nazionale.

Un piccolo sguardo all’agricoltura di Fiastra nell’800, in un post, pubblicato il 10/2/2023, sulla pagina Facebook del periodico di Fiegni ‘La Voce del Beato Ugolino‘.

– Agenzia regionale di Sviluppo agricolo (AMAP): Organismi nocivi da quarantena rilevanti e organismi nocivi rilevanti nella regione Marche (elenco, con collegamenti a schede scaricabili).

Piante in vendita presso i vivai forestali dell’AMAP (Agenzia perl’innovazone nel settore agroalimentare), prezzi e moduli per la richiesta.

 

Alcuni documenti e siti internet sempre utili:

Video sulla Sicurezza in Agricoltura, dell’Ente Nazionale per la Meccanizzazione Agricola (Pagina Youtube dell’ENAMA)

Pagina di Archivio video eventi formativi + segnalazione prossimi eventi webinar, dell’Università della Montagna, di Edolo (BS)

– Registrazione webinar formativo della Rete Nazionale PAC, sulla Precision-Forestry (Forestazione di Precisione, con l’uso di moderni strumenti tecnologici – tecnologie GIS-GPS).

– Pagina YouTube (con video dei convegni) del Consiglio nazionale per la Ricerca in Agricoltura (CREA)

– Pagina di documentazione del Progetto ‘LaStaBen’ sul benessere animale in stalla, dell’Istituto di Ingegneria Agraria, della Facoltà di Agraria, dell’Università statale di Milano.

Pagina YouTube del Programma di sviluppo rurale nazionale: Eventi di divulgazione online registrati.

– Servizio fitosanitario nazionale: Normativa fitosanitaria nazionale

– Servizio fitosanitario nazionale: Linee guida per i viticoltori ai fini del contrasto della flavescenza dorata sul territorio nazionale

– Reterurale italiana: Rapporto sui servizi di consulenza in agricoltura in Italia (file ‘.pdf’; 84 pagine; 2023).

Pubblicazioni tecnico-agricole, scaricabili dal sito dell’ASSAM.

L’agricoltura conservativa

Breve introduzione all’agricoltura conservativa

L’agricoltura conservativa è un tipo di agricoltura di cui sentiremo molto parlare nel prossimo futuro, ma non è una novità

L’agricoltura conservativa è un insieme di tecniche volte a conservare la fertilità del suolo, ma anche a conservare il suolo, riducendo l’erosione superficiale e accumulando sostanza organica nel terreno, rallentandone la decomposizione.

Quindi si capisce subito il perché dell’attualità di questo modo di coltivare il terreno: esso sposa perfettamente le politiche di miticazione del cambiamento climatico, le quali puntano a ridurre la presenza nell’aria di quei gas, che siano in grado di far aumentare l’effetto serra dell’atmosfera e quindi contribuire alla modificazione del clima; si tratta quindi dei cosiddetti ‘gas serra’.

I gas serra

Una parte dei gas serra sono prodotti dall’attività agricola e di allevamento, ma non in  quantità così elevata come si credeva fino a un pò di tempo fa. Le emissioni di gas-serra nell’aria, prodotte svolgendo l’attività agricola e di allevamento possono comunque essere ridotte tramite l’adozione di tecniche aventi un minore impatto sull’ambiente. Per altro verso alcune tecniche agricole possono anche imprigionare carbonio nel suolo e quindi aiutare a migliorare l’ambiente. In particolare l’attività di allevamento e la risicoltura sono considerate avere una marcata ‘impronta di carbonio’, termine derivato letteralmente dall’inglese ‘carbon-footprint’, che indica una forte emissione nell’aria di gas -serra, in questo caso metano.

Ma prima di tutto è necessario aver chiaro cosa sia l’effetto serra

L’Effetto Serra è provocato dall’imprigionamento nell’atmosfera delle radiazioni infrarosse lunghe, la quali sono prodotte dalle superfici riscaldate dal sole (tramite radiazioni infrarosse corte). Le radiazioni infrarosse lunghe sono prodotte (reirraggiate) durante la notte dalle superfici riscaldate e si diffondono verso l’alto, ma possono essere schermate, in misura più o meno maggiore, da alcuni gas e primo fra tutti dal vapore acqueo. E’ esattamente per questo motivo che quando di notte il cielo è nuvoloso il giorno seguente fa più caldo, mentre quando la notte il cielo è sereno fa poi più freddo.

I ‘Gas Serra’ e il loro impatto sull’ambiente

Il vapore acqueo è legato ai fenomeni meteorici per cui non è considerato un gas serra a cui prestare attenzione, poichè varia moltissimo ed ha quindi un effetto molto variabile.

Un altro gas serra di cui si parla molto è l’anidride carbonica (CO2), che, sebbene sia quantitativamente il principale gas serra, determina singolarmente un effetto serra molto minore del metano e degli ossidi di azoto; inoltre la CO2 può in una certa misura essere riassorbita per lunghi periodi di tempo dagli alberi. Anche l’agricoltura può immobilizzare anidride carbonica nel suolo per periodi prolungati.

L’Effetto Serra è invece molto più marcato nel caso del metano, degli ossidi di azoto e dell’ammoniaca. Essi, inoltre, rimangono più stabilmente nell’atmosfera, per cui sono considerati con molta attenzione dalle politiche di contrasto al cambiamento climatico.

Il metano è in agricoltura prodotto dalla digestione degli animali poligastrici da allevamento, dalla fermentazione degli escrementi di ogni animale e dalla risicoltura, che utilizzi l’irrigazione per sommersione.

Gli ossidi di azoto sono prodotti anch’essi dalle deiezioni animali (liquide) e quindi  in parte sono legati all’attività di allevamento, in parte anche all’attività agricola. Per ridurre queste ultime emissioni è necessario modificare le tecniche agricole/di allevamento, così come le attività industriali e le emissioni degli autoveicoli, in modo da ridurre il loro impatto sull’ambiente.

Una breve precisazione terminologica

Scrivendo ho avuto cura di non usare la parola ‘inquinamento’, su cui richamo attenzione. L’uso di questo termine genera confusione, poichè normalmente si parla d’inquinamento con riferimento alla presenza nell’aria di sostanze dannose alla salute umana.

Il metano, gli  ossidi di azoro e l’ammoniaca sono, oltre un certo livello, anche agenti inquinanti l’aria, ma l’anidride carbonica non fa male alla salute, tanto meno il vapore acqueo. Quindi scrivendo bisogna stare molto attenti a non sovrapporre la problematica dell’inquinamento dell’aria, a quella delle emissioni di gas serra. In generale nel caso di gas serra si parla di emissioni clima-alteranti (=che alterano il clima), che sono quindi differenti dalle emissioni inquinanti. Parlare quindi di emissioni clima-alteranti può aiutare a essere più chiari. Si tratta quindi di due cose differenti, anche se è vero che il rialzo delle temperature fa anch’esso male alla salute.

Quali sono le tecniche di agricoltura conservativa

Se non si è ancora capito, l’agricoltura conservativa è in parte una delle pratiche agricole utili a ridurre l’effetto serra (e nel lungo periodo il cambiamento climatico), in parte è anche una scelta obbligata, quando si tratta di sostituire tecniche di coltivazione che determinano maggiori emissioni di gas serra.

L’agricoltura conservativa non è però nata con l’obiettivo di ridurre il cambiamento climatico; essa esisteva già prima e in parte adotta anche tecniche agricole tradizionali, offrendo una serie di opzioni alternative a quelle comunemente adottate, al fine principalmente di ridurre l’erosione del suolo. Facendolo contribuisce anche a ridurre l’effetto serra e, nel lungo periodo, il cambiamento climatico. La presenza di un allarme climatico ha portato sicuramente a migliorare queste tecniche per renderle ancora più utili.

Le tecniche di agricoltura conservativa sono, ad esempio, le arature più superficiali, non lavorazione del suolo (cioè semina su sodo), rotazioni colturali, apporti di matrici organiche di varia natura al suolo, con funzione di concime e di ammendante (=per migliorare la struttura del terreno). Tali tecniche riducono complessivamente le lavorazioni del suolo rendendone la struttura fisica, più stabile nel tempo.

La struttura del suolo è un aspetto importante nei terreni che contengano argilla in una percentuale più o meno maggiore (tipicamente quelli appenninici), i quali, se non lavorati, tendono a compattarsi. La struttura del terreno dipende da una molteplicità di fattori, ma molto dalla sostanza organica e in parte dall’alternanza di piante con diversi tipi di apparato radicale (>rotazioni colturali). Aumentando il contenuto di sostanza organica, (ad esempio) con lavorazioni meno profonde e con l’uso di mezzi meno pesanti), si può ridurre il compattamento.

L’esito finale di tali attenzioni è di aumentare la macroporosità del terreno e quindi la sua ossigenazione, contemporaneamente migliorando la percolazione dell’acqua nel sottosuolo. Riducendo le lavorazioni profonde, si rallenta la decomposizione della sostanza organica contenuta nel suolo. Agendo in tale maniera si determina anche un aumento del carbonio accumulato nel terreno, dando quindi un contributo alla diminuzione dell’anidride carbonica complessivamente presente nell’aria.

Molti danno una grande enfasi al contributo dell’agricoltura conservativa  alla riduzione dell’anidride carbonica dall’aria, ma è un contributo difficilmente quantificabile e improbabile che possa essere molto rilevante. E’ certamente una delle cose che si possono fare e, inoltre, per essere durevole comporta una costante attenzione alle tecniche di coltivazione, che come detto sopra ci dovrebbe comunque essere per altri motivi.

L Agricoltura Conservativa comporta, per molti agricoltori, un cambiamento di mentalità, che può portare anche risparmi (consumo di carburante). E’ forse proprio il minor consumo di carburante che potrà dare il maggior contributo alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica e anche dell’inquinamento dell’ambiente rurale.

Un altro aspetto da non trascurare e a cui le normative stanno dando sempre maggiore spazio è la possibilità di smaltire sul terreno matrici organiche di vario tipo contribuendo a ridurre l’impatto di altri settori, a partire dall’allevamento zootecnico, fino al recupero dei fanghi di depurazione degli scarichi fognari. Questi aspetti devono comunque essere valutati rispetto ai parametri previsti dai sistemi di certificazione delle filiere alimentari, le quali spesso già escludono la possibilità di utilizzare alcune sostanze normalmente utilizzate in agricoltura, come gli erbicidi, i quali possono invece essere utili per ridurre le lavorazioni del terreno.

A titolo di esempio un trattamento erbicida potrebbe ridurre il consumo di carburante, agevolare il ricorso alla non lavorazione del suolo e anche ridurre le emissioni di gas serra (in alcuni casi si può teoricamente diserbare con l’uso di droni) ma, risultando, più inquinante è da escludersi nel modo più assoluto se si pratica agricoltura biologica.

webagwriter